Storia del riciclo

Introduzione e definizione di riciclo

Non c’è una definizione chiara e netta sul riciclo ma, d’altro canto, tutti noi ne abbiamo sentito parlare e possiamo avere un nostro pensiero a riguardo e, di conseguenza, dare una propria definizione.

Il concetto di riciclo è molto ampio e assume via via dei connotati sempre più ampi. In generale con il termine riciclare s’intende prendere le distanze dall’Economia Lineare, ossia quel ciclo che va dall’utilizzo di materia prima vergine, passa per la lavorazione e la vendita del prodotto, continua con l’utilizzo dello stesso e termina con il collocamento in discarica del prodotto una volta giunto a fine vita.

Se hai avuto modo di leggere le prime righe ti sei reso subito conto quali sono i principi del riciclo.

Primo su tutti, parliamo di Economia Circolare. Dopo di che, ci siamo soffermati sul concetto di materia prima vergine e il concetto di fine vita. 

Detto questo, se vuoi approfondire questi argomenti, dai uno sguardo all sezione Approfondimenti.

Epoca Pre Industriale

In epoca preindustriale, in Europa venivano recuperati i metalli come il bronzo e il rame. 

La tecnica utilizzata in questi casi era di separare i metalli tra loro, pulirli se necessario e mediante il processo di fusione venivano recuperati i materiali. Pertanto, il metallo fuso veniva colato in stampi per andare a dar vita a nuovi prodotti.

Un altro esempio, è il recupero della cenere del fuoco e del carbone per andare a realizzare i mattoni. 

Industrializzazione

Nello studio di Chad Denton emerge come l’industria ottocentesca già prendeva in considerazione l’utilizzo e il recupero dei rifiuti. In particolare, venivano reintrodotti nel processo gli scarti delle lavorazioni precedenti in modo da risparmiare l’investimento in riapprovvigionamento della filiera.

In aggiunta, alcuni studi dimostrano che veniva sfruttato il catrame del carbone come base per l’emergente industria dei coloranti.

Sempre durante quegli anni, si svilupparono altri business paralleli come il recupero dei rifiuti e conseguente rivendita di rottami, metalli, materiali preziosi, ecc. E, negli anni, nacquero sempre più attori lungo la filiera che si occupavano della raccolta, della selezione e del commercio dei rifiuti.

Il commercio degli scarti di produzione, dei rottami e, più in generale dei rifiuti, dopo aver raggiunto un proprio apice coninuò con un declino graduale fino alle Guerre Mondiali.

Guerre Mondiali

Nel suo studio Tim Cooper sostiene che le esperienze di guerra hanno svolto un ruolo importante nel rimodellare le pratiche sociali di smaltimento dei rifiuti tra il 1900 e il 1950.

Prima del 1914 il tema del riciclo non era apprezzato a livello sociale per via di un nuovi trend che stavano prendendo sempre più piede: la cultura dell’igiene e l’introduzione degli inceneritori per ridurre i volumi di ciò che confluiva in discarica oltre che di un ritorno energetico non indifferente.

Dopo di che, le due esperienze belliche hanno introdotto due nuovi paradigmi: la necessità di utilizzare in maniera efficiente le risorse e la gestione parsimoniosa della logistica.

Utilizzare in maniera efficiente le risorse significava:

  • Utilizzare il più possibile le risorse prelevate risparmiando le risorse nell’estrarre le materie prime e l’eventuale trattamento;
  • Ridurre l’import da altri Paesi in modo da ridurre le dipendenze dal mondo esterno in modo da ridurre i “punti deboli”;
  • Mantenere le riserve di monete estere in modo da avere più potere contrattuale e, in alcuni casi, più controllo sui Paesi anche nel periodo post-bellico.

Per i flussi logistici, le risorse belliche avevano la precedenza e, quello che avanzava veniva destinato alla movimentazione di altre merci. Questa organizzazione dei flussi ha spinto le autorità locali ad adottare misure più severe sulla gestione delle risorse.

In questo periodo, le necessità hanno spinto alla ricerca e allo sviluppo di nuove tecnologie con il quale riciclare i rifiuti e, allo stesso tempo, garantire che le materie prime-seconde avessero un rendimento quanto più simile possibile alle materie prime vergini.

Purtroppo, con la fine dei conflitti bellici il tema del riciclo passo in secondo piano dato che l’emergenza nazionale passò in secondo piano. E, di lì a poco, si fece sempre più spazio il concetto di “usa e getta”. 

Anni'70 fino ai nostri giorni

Nello studio di Chad Denton viene sottolineato l’importanza che hanno avuto materie prime come rame, piombo, tungsteno, legname, gomma e carbone sia durante i conflitti, soprattutto nella Seconda Guerra Mondiale, sia nel periodo post-bellico.

Durante il periodo bellico, recuperare le risorse era visto come “bottino di guerra” dato che si acquisiva il possesso di materiali che, una volta recuperati, permettevano di creare nuove risorse e sostenere lo sforzo bellico riducendo l’impatto economico della guerra su un Paese. 

Nel periodo post-bellico, alcuni Paesi erano stremati dalla guerra non avevano risorse economiche necessarie per estrarre le materie prime e lavorarle mentre altri Paesi non riuscivano a garantire dei costi di produzione pari o inferiori al periodo pre-bellico.

Di conseguenza, il recupero di detriti di strutture andate distrutte, rottami metallici, munizioni esaurite, armi abbandonate ha aiutato le economie dei Paesi devastati dal conflitto a ripartire.

Come nell’ottocento, presero piede le filiere di raccolta, selezione, recupero e vendita di rifiuti.

In aggiunta, in questo periodo storico anche la riparazione ebbe un ruolo fondamentale per far ripartire le economie.

Dopo di che, la crescita economica e la scoperta di alcune tipologie di materiali plastici ha favorito uno stile di vita che ha cercato di dimenticare i periodi di crisi economica, sofferenza e scarsità di risorse. Pertanto, è in questo periodo che il consumismo, sollecitato anche da tecniche come l‘obsolescenza programmata, ha smontato, riducendo all’osso la filiera del recupero e del riciclo. 
Con la crisi energetica degli anni’70 che ha portato ad un aumento vertiginoso della produzione e delle materie prime, i produttori hanno deciso di mettere a confronto i costi lavorazione delle materie prime con i costi di rilavorazione degli scarti. Pertanto, materiali ceramici, metallici e polimerici vennero sempre più recuperati e riciclati per ridurre i costi.
 
Nel corso degli anni’2000 e con l’avvento del Covid, si sta diffondendo sempre di più una crescente preoccupazione dell’impatto ambientale delle decisioni economiche prese dai Paesi e dalle aziende e questo sta spingendo sempre più aziende ad investire in materiali che siano il più a lungo riciclabili e in tecnologie di recupero e riciclo sempre più avanzate che permettono di estrapolare sempre più valore intrinseco dalle risorse.

Conclusioni

Abbiamo visto come nel corso degli anni ciò che ha spinto allo sviluppo della filiera del riciclo e della riparazione è stata quasi esclusivamente una ragione economica.

Inoltre, abbiamo visto come nei periodi in cui non era presente nessun conflitto e nessuna crisi, l’Economia Lineare ha avuto un ruolo predominante. 

Nel corso dell’ottocento si paragonavano i costi di estrazione e lavorazione di materia prima con la rilavorazione degli scarti.

Durante le Guerre Mondiali, la necessità di ripartire passava dal supportare economicamente i poli produttivi. Non potendo garantire costi di estrazione della materia prima e lavorazione pari o inferiori al periodo pre-bellico, riprese vigore i temi del recupero degli scarti e dei rottami e la ripazione.

Poi, la crisi energetica, ha reintrodotto tali tematiche.

Nel secondo millennio invece, l’Economia Circolare sta avendo sempre più impatto perchè sono i consumatori a richiederlo. Quindi, non è più solo una ragione economica, ossia abbattere i costi di produzione per garantire prezzi competitivi ma è anche una questione di reputazione e fidelizzazione dei clienti.

Questo, sta portando nuove realtà a sviluppare tecniche e tecnologie che mirano a ridurre il flusso di rifiuti destinati alla discarica ma anche a fenomeni come il Greenwashing con il quale aziende che hanno elevati impatti economici tentano di preservare la loro reputazione.

Chi siamo

Noi di React abbiamo un obiettitvo: dimostrare che gran parte di quello che chiamiamo rifiuto ha un valore intrinseco di gran lunga superiore di quello che pensiamo. Soprattutto i rifiuti plastici che gettiamo in discarica o disperdiamo in ambiente.

In questo senso, progettiamo e realizziamo accessori e complementi di arredo customizzabili e personalizzabili dando nuova vita ai rifiuti plastici. 

Per conoscere meglio la nostra realtà, dai un’occhiata al nostro sito!

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